martedì, Dicembre 6, 2022

A Bangkok oggi summit Cina-Giappone, il primo da tre anni

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Xi sempre più forte, mentre Kishida traballa in patria

Roma, 17 nov. (askanews) – Dopo l’atteso summit tra il presidente Usa Joe Biden e quello cinese Xi Jinping, la lunga sequenza di eventi diplomatici nel Sudest asiatico lascia margine ancora a importanti appuntamenti. Oggi tocca a un vertice tra Xi e il primo ministro giapponese Fumio Kishida, il primo da quando questi è diventato capo del governo giapponese e anche il primo summit tra le due più grandi economie asiatiche da tre anni a questa parte.

Il vertice tra Xi e Kishida arriva prima dell’inizio dell’annuale summit della Cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec), che unisce 21 paesi sulle due sponde dell’oceano e che si tiene quest’anno a Bangkok.

Lo sblocco dei rapporti al vertice tra i due paesi è visto come fondamentale da entrambi i lati, ma particolarmente per il Giappone che fatica a mantenere il suo ruolo di terza economia mondiale e si trova a dover affrontare una crisi importante sul fronte energetico e dell’approvvigionamento delle materie prime.

Le due economie, in realtà, sono più integrate di quanto si possa immaginare e il conflitto commerciale e nei settori dell’alta tecnologia, a partire dai semiconduttori, tra Usa e Cina pone dei gravi problemi a Tokyo.

Diverse compagnie giapponesi, di fronte alla minaccia di decoupling, disaccoppiamento delle economie statunitense e cinese, stanno cercando di spostare altrove la loro produzione, che in passato era stata delocalizzata in Cina. D’altronde, su questo fronte il Giappone non può spingere troppo: la Cina è un mercato enorme e ha il controllo di diverse materie prima, in particolare necessarie per prodotti tech.

Pechino in passato non si è fatta particolare scrupolo di usare la leva economica per rispondere a un contrasto di natura politica. Quindi per Tokyo mantenere un equilibrio tra la sicurezza e l’economia è particolarmente complicato nei rapporti con Pechino.

Tra i due paesi, inoltre, è aperta la disputa territoriale rispetto alle isole Senkaku (Diaoyu per i cinesi), che sono controllate da Tokyo ma che rappresentano un punto caldo con le frequenti manovre di avvicinamento da parte di navi cinesi.

Kishida, che in Giappone vive un momento di particolare debolezza interna e crisi di consensi che rende incerto il suo futuro come capo di governo, anche al summit G20 conclusosi ieri a Bali non è apparso brillare particolarmente dal punto di vista diplomatico, secondo quanto ha scritto oggi l’agenzia di stampa Kyodo.

Sostanzialmente ha portato in Indonesia, in un momento molto pesante su questo fronte a causa delle minacce di escalation in Ucraina, la sua idea di “mondo senza armi nucleari” che è dietro la scelta di Hiroshima come sede del G7 che si terrà il prossimo anno. Ma l’assenza all’ultimo momento del presidente russo Vladimir Putin al summit balinese ha abbastanza depotenziato il valore di questo approccio.

Completamente diversa la posizione di Xi Jinping che è arrivato a Bali avendo ottenuto dal XX Congresso del Pcc la sua conferma per un inedito terzo mandato come leader del paese e un nuovo vertice formato compattamente da uomini a lui legati da rapporti personali.

Difficilmente, pur essendo nella simbolico anno che segna il 50mo anniversario della normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Tokyo e Pechino, dall’incontro di una debolezza e di una forza potrà uscire un equilibrio stabile.

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