ROMA – Si è svolto il colloquio tra il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, e il presidente dell’Organizzazione internazionale per l’Energia atomica (Aiea), Rafael Grossi. L’incontro con il capo dell’organismo Onu, di cui non è stato reso noto il contenuto, precede il secondo round di colloqui indiretti di domani a Ginevra con gli Stati Uniti – e in particolare l’inviato per il Medio Oriente Steve Witkoff e il consigliere della Casa Bianca Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump – per rivitalizzare l’accordo sul nucleare e ridurre così settimane di tensioni. La Casa Bianca chiede che Teheran rinunci ai programmi di arricchimento dell’uranio, smantellando i propri impianti, ritenendo tali armamenti una minaccia all’esistenza di Israele. Araghci, prima di raggiungere la città europea, su X ha scritto che l’Iran arriva “con idee concrete per raggiungere un accordo giusto ed equo”, chiarendo che ciò che “non può essere sul tavolo” è “la sottomissione prima delle minacce”.
Il colloquio di domani a Ginevra segue l’appuntamento del 6 febbraio in Oman, emirato che media le trattative. In questi giorni da Teheran sono arrivate delle aperture sia a concedere ispezioni ai siti nucleari, sia a ridurre le proprie scorte di uranio, ma la condizione necessaria è che la Casa Bianca rimuova le sanzioni che colpiscono il Paese. Pur mirando a chiudere “presto e bene” tali negoziati, Teheran sostiene di stare “negoziando in condizioni di totale sospetto e sfiducia”, come ha spiegato all’agenzia di stampa iraniana Irna Esmaeil Baqaei, portavoce del ministero degli Esteri. “Abbiamo esperienze pregresse e non ci è permesso in nessuna circostanza di ignorarle, nemmeno per un istante” ha detto Baqaei, evidenziando come pesino i dodici giorni di guerra del giugno scorso con Israele e Stati Uniti: “L’attacco agli impianti nucleari pacifici dell’Iran è stato un atto criminale che ha avuto conseguenze specifiche. Pertanto, ci troviamo ora ad affrontare nuove condizioni in questo nuovo round, ma il tema è lo stesso: resta il nucleare”. In questo senso il portavoce ha confermato che Teheran resta impegnato a rispettare il Trattato di non proliferazione degli armamenti nucleari: “Il nostro diritto, ai sensi dell’Articolo 4 del trattato, è l’uso pacifico dell’energia nucleare, e anche l’arricchimento è considerato parte di tale diritto”. Quindi ha aggiunto: “in questo round di negoziati, saremo presenti con un team completo: un team politico, legale, economico e tecnico” proprio per “commentare e decidere sulle varie dimensioni di un’intesa”.
L’agenzia iraniana Fars cita invece il vice ministro degli Esteri per gli Affari economici, Hamid Ghanbari, secondo cui a Ginevra saranno esplorati anche accordi di mutuo beneficio e in particolare “interessi comuni nei giacimenti petroliferi e del gas, gli investimenti minerari e persino l’acquisto di aerei sono inclusi nelle trattative”. I media israeliani oggi riferiscono lo “scetticismo” del premier Benjamin Netanyahu sul successo dei colloqui. Il Times of Israel cita anche una notizia della testata statunitense Cbc, secondo cui a dicembre, Netanyahu avrebbe ottenuto il sostegno di Trump in una seconda operazione militare contro l’Iran nel caso in cui fallisse il tentativo di raggiungere un nuovo accordo sul nucleare. Nessun accenno invece viene fatto alla situazione dei diritti interna al Paese, dove tra dicembre e gennaio si sono registrate manifestazioni anti-governative in svariate città del Paese e l’ombra di migliaia di uccisioni e arresti di massa, durante un blackout di internet durato venti giorni e solo parzialmente sospeso. In quell’occasione gli Stati Uniti hanno ventilato la possibilità di un attacco armato diretto a difesa dei cittadini e per far cadere la repubblica islamica.
In questo clima, gli Stati Uniti hanno spostato diverse navi da guerra in acque mediorientali; stamani, come riporta l’agenzia Tasmin, la marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane ha tenuto un’esercitazione nello Stretto di Hormuz per far fronte a “possibili minacce alla sicurezza e militari”. Tutte azioni che non danno sollievo alla grave crisi economica che ha innescato le proteste di dicembre e che tuttora grava sugi iraniani. La settimana scorsa la testata Iran International ha realizzato un’inchiesta in cui analizza l’impatto devastante del taglio di internet per aziende e lavoratori freelance nei settori più vari, a partire dalla perdita di contratti con l’estero. Non meno gravi le sanzioni statunitensi, che tra le altre cose esclude aziende e lavoratori dalle grandi piattaforme di pagamento globali, “il che li costringe a ricorrere a soluzioni alternative costose che mettono a rischio le loro attività”.
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