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A Venezia un omaggio teatrale alla scienzata Lise Meitner

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Tortora a Fismat: “Voce che interroga ancora su etica e scienza”

Roma, 10 lug. – Nell’ambito della conferenza internazionale FISMAT 2025 tenutasi l’8 luglio, promossa dal Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze Fisiche della Materia (CNISM) e ospitata al Campus San Giobbe dell’Università Ca’ Foscari Venezia, è stato presentato il docu-drama “Lise Meitner e la fissione nucleare”. L’evento si è inserito nel fitto programma scientifico della conferenza, che ha coinvolto oltre mille studiosi da tutto il mondo, sotto la direzione dei professori Ezio Puppin (Politecnico di Milano) e Stefano Bonetti (Università Ca’ Foscari Venezia).Lo spettacolo è stato ideato dal professor Giovanni Carlotti (Università di Perugia), con la collaborazione del fisico Alessio Stollo. La realizzazione artistica è firmata da Paola Tortora, direttrice dell’associazione culturale VintuleraTeatro, che ha curato scrittura, regia e interpretazione essendo interprete unica della pièce. Attraverso una narrazione teatrale arricchita da oltre 200 immagini d’archivio e da un ricercato impianto musicale sempre a cura della Tortora, lo spettacolo restituisce la complessità della figura di Lise Meitner, fisica teorica perseguitata come donna e come ebrea, il cui contributo fu decisivo nella comprensione della fissione nucleare.Intervenendo a margine della prima rappresentazione, la stessa Tortora ha spiegato il senso profondo del progetto con queste parole: “Raccontare Lise Meitner oggi al pubblico della conferenza internazionale FISMAT 2025, a distanza di ottant’anni dalle prime bombe atomiche, significa non solo raccontare parte fondamentale della storia della fisica, ma rimettere al centro il valore della coerenza tra scienza, etica e umanità ed il valore anche delle donne che hanno lottato in questi ambiti. In un secolo segnato da guerre, discriminazioni e uso bellico del sapere, Meitner non ha mai ceduto al compromesso, scegliendo il rigore e la responsabilità. La sua voce, spesso messa da parte, merita attenzione: non solo come scienziata, ma anche come testimone di un modo diverso di intendere la conoscenza e la coscienza. Questo documentario teatrale vuole dare forma a quella memoria invisibile, fatta di lettere, intuizioni, silenzi e resistenze. È una riflessione sul rapporto tra potere e ricerca, e sull’urgenza, ancora attuale, di uno sguardo consapevole sul ruolo della scienza nella società e della donna nella scienza.”Dopo la prima a Gualdo Tadino per il giorno della memoria, e il debutto nazionale a Venezia, sono in programmazione nuove date in varie città italiane, tra cui Milano, Torino, Parma, Roma, Perugia, Terni e Napoli, anche in versione in lingua inglese, per portare questa narrazione al pubblico più ampio possibile.

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