“Tutti diversi, ma con gli stessi prompt: l’IA sta livellando la concorrenza, non elevandola”
Mentre migliaia di piccole e medie imprese italiane si abbonano a ChatGPT e strumenti simili, convinte di stare innovando, Alessandro Ciciarelli lancia una riflessione che dovrebbe far emergere una domanda cruciale per ogni imprenditore: “State davvero differenziando la vostra azienda o la state rendendo indistinguibile da tutte le altre?”
Il fondatore di IntelligenzaArtificialeItalia.net racconta che questo dubbio gli è emerso con forza in due momenti distinti, a mesi di distanza l’uno dall’altro, ma entrambi rivelatori.
“Seguivamo due aziende operanti in settori molto simili,” racconta, “e mi ha colpito come, osservando i loro processi interni, soprattutto quelli legati alla gestione e ottimizzazione operativa, la struttura fosse praticamente identica. Stessi paragrafi, stesse logiche, stessa sequenza. Non riuscivo a spiegarmi come fosse possibile.”
La risposta arriva indagando più a fondo, con discrezione e senza mai riferirsi al confronto tra le due aziende. Entrambe avevano acquistato, vedendo una pubblicità su Instagram, lo stesso pacchetto di prompt preconfezionati: delle istruzioni per ottimizzare le proprie procedure operative. Loro dovevano solo copiare ed incollare quelle istruzioni su chatgpt, allegare le procedure attuali e CHATGPT le rielaborava e restituiva una versione ottimizzata, pronta all’uso.
“Il risultato,” continua Ciciarelli, “non era un plagio, ma una formattazione identica, una struttura riconoscibile, una logica operativa standardizzata. E questo è un problema: se stai usando gli stessi strumenti e le stesse istruzioni del tuo competitor, come puoi sperare di distinguerti davvero?”
Il secondo episodio riguarda l’audit gratuito effettuato per alcune aziende che stavano testando chatbot AI per l’assistenza clienti. Anche in quel caso, un dettaglio ha acceso un campanello d’allarme.
“Due chatbot diversi, due aziende diverse. Ma le risposte erano praticamente le stesse. Un vocabolario simile, lo stesso tono, persino lo stesso modo di eludere certe domande complesse. Anche qui, scavando, abbiamo scoperto che stavano utilizzando un tool no-code per creare assistenti intelligenti: bastava caricare documenti e materiali aziendali, e il sistema generava in automatico tutta la conoscenza, con limitatissime possibilità di personalizzazione.”
Queste ricorrenze fanno emergere un paradosso che l’imprenditore definisce “silenzioso ma devastante”.
“Quando acquistate pacchetti di prompt da 19€, o usate strumenti preconfigurati che vi promettono di moltiplicare la produttività con un clic, non state potenziando la vostra unicità: la state sacrificando sull’altare della velocità.”
Il problema, spiega, non è la tecnologia in sé, ma l’approccio. Strumenti come ChatGPT sono progettati per offrire risposte “mediamente corrette” a un pubblico vastissimo. Questo ha un senso commerciale per chi li sviluppa, ma diventa pericoloso per chi li usa senza criterio. Il rischio è quello di una standardizzazione diffusa, che appiattisce i processi, i linguaggi, le esperienze.
“È come se tutti stessero assumendo lo stesso consulente, che però lavora anche per i vostri competitor”, afferma Ciciarelli. “Stessi contenuti, stesse procedure, stesse strategie. A quel punto, l’unica vera variabile competitiva diventa il prezzo. E tutti sappiamo dove porta la guerra dei prezzi.”
La riflessione va oltre la comunicazione. Ciciarelli ha osservato una convergenza pericolosa anche nei processi interni: gestione ordini, customer care, workflow, persino le metriche di analisi.
“Non possiamo adattare il nostro lavoro ai tool o ai prompt. Sono gli strumenti che devono adattarsi a noi.”
E conclude con una visione chiara, che è anche un invito all’azione per le PMI italiane: “Costruite la tecnologia intorno ai vostri processi. Create soluzioni su misura. Sì, richiede più impegno, più visione, più competenze. Ma è l’unico modo per trasformare l’IA da commodity a vantaggio competitivo.”
Un pensiero che trova riscontro anche nel lavoro editoriale: parlando con Ciciarelli, ci si accorge come lo stesso fenomeno stia colpendo anche il mondo dei contenuti. Articoli, post, newsletter: tutti iniziano a suonare allo stesso modo. Anche qui, il rischio è l’omologazione.
“L’IA ha il potenziale per rendere unica ogni azienda,” conclude. “Ma solo se viene implementata in modo unico. Tutto il resto è solo un modo elegante per diventare invisibili.”
