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Campioni uccisi, stadi rasi al suolo: così a Gaza è morto anche lo sport

MondoCampioni uccisi, stadi rasi al suolo: così a Gaza è morto anche lo sport

ROMA – Nagham Abu-Samra aveva 27 anni. A luglio sarebbe andata a Parigi, per le Olimpiadi. Sognava una medaglia nel karate. E’ stata ferita in un attacco missilistico il 17 dicembre, le è stata amputata una gamba. E’ morta per le ferite nell’ospedale di Al-Areesh in Egitto. Invece Mohammed Barakat era una leggenda del calcio palestinese. Ha segnato 114 gol in carriera, ha giocato in Giordania e Arabia Saudita. E’ stato ucciso a marzo, sotto le bombe israeliane. Secondo la Federcalcio palestinese, sono più di 243 gli atleti morti nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania da quando è cominciata la rappresaglia militare di Israele. 161 calciatori. 43 praticamente bambini.

Il Guardian ha raccolto alcune di queste storie di annientamento. A Gaza lo sport era vita, ben oltre i risultati e l’agonismo. Per oltre 16 anni è stato l’unico l’intrattenimento possibile. Ora le palestre e gli impianti dove si poteva praticare judo, karate, nuoto, pallavolo, lotta e palestra sono chiusi. Alcuni sono diventati rifugi. Altri tombe.

C’erano 10 stadi, a Gaza. Ospitavano le partite tra le 44 squadre del campionato, quattro divisioni. “Un tempo erano pieni di risate e baldoria ma ora, al loro posto, i bambini piangono per la fame e i volti delle madri diventano pallidi e grigi a causa del fuoco di legna”, scrive il Guardian. Che fine hanno fatto? Ecco: tredici mesi fa l’Al-Ataa Football Club di Khan Younis ha conquistato il campionato di terzo livello contro l’Al-Mosadar Club e si è guadagnato la promozione allo stadio Khan Younis. Dopo le operazioni di terra israeliane il luogo dell’evento è ridotto un cumulo di macerie. Undici mesi fa il Khadamat Rafah Club ha celebrato il titolo della Premier League di Gaza, nella municipalità di Rafah, proprio dove adesso insiste l’avanzata israeliana, ed ha esteso il suo record a sette titoli. Intensi attacchi aerei sul quartiere dello stadio hanno devastato tutto. Cinque giorni prima del 7 ottobre, l’Ittihad Al-Shujayya ha concluso la sesta settimana di partite vincendo 3-1 contro l’Hilal Gaza allo stadio Al-Yarmouk. Lo stadio ora non esiste più. E’ cenere, polvere. Proprio lì le forze israeliane hanno umiliato e torturato ragazzi, uomini e anziani. Ci sono i video, verificati. Per quei video la Federcalcio palestinese aveva chiesto alla Fifa di sanzionare le squadre israeliane, e il 12 febbraio scorso le associazioni calcistiche del Medio Oriente avevano chiesto che Israele fosse bandito dalle competizioni sportive globali. Niente di tutto ciò è avvenuto.

Sono sfuggiti ai bombardamenti solo i campi di cinque, distribuiti nei territori del sud: Al-Salah, Khadamat Deir al-Balah e Ittihad Deir al-Balah a Deir al-Balah; altri due, quelli del Rafah Youth e del Khadamat Rafah, a Rafah. Sono stati trasformati in rifugi per migliaia di sfollati dal nord di Gaza fin dalle prime settimane di guerra. Lo stadio Al-Dorra ospita ora più di 10.000 persone ed è l’unico stadio intatto a Gaza.

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