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Cisgiordania, il regista di ‘No Other Land’ ancora nel mirino dei coloni israeliani

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ROMA – Ha subito un nuovo attacco da parte di coloni israeliani la famiglia del regista palestinese Hamdan Ballal. Stavolta è toccato al fratello, ricoverato in ospedale per le percosse subite, come Ballal ha documentato postando una foto sul profilo Instagram del film ‘No Other Land’, realizzato con un consorzio di registi israeliani e palestinesi che nel 2025 ha conquistato il Premio Oscar nella categoria miglior documentario. “Quasi un anno dopo aver vinto l’Oscar- scrive ancora Ballal- lo stesso colono che mi aveva aggredito poco dopo il mio ritorno da Los Angeles ha nuovamente guidato un attacco contro la mia casa e la mia famiglia. Quattro dei miei familiari sono attualmente arrestati e uno è in ospedale”. Il regista ha spiegato che in seguito ai ripetuti attacchi, due settimane fa la famiglia ha chiesto e ottenuto da un tribunale israeliano un’ordinanza restrittiva che chiude l’area intorno all’abitazione dei Ballal al passaggio dei non residenti, “ma i coloni- ha denunciato- violano l’ordine e continuano a venire con il bestiame quasi ogni giorno”.

Il regista ha poi riferito: “Abbiamo chiamato la polizia, ma non fanno nulla. Arriva l’esercito, ma non fanno nulla”. Ballal ha aggiunto: “Due miei fratelli, un nipote e un cugino sono stati arrestati” dalle forze di sicurezza israeliane. Infine, ha invitato giornalisti, attivisti e diplomatici a visitare la sua famiglia “per vedere come la situazione sia peggiorata nell’anno trascorso da quando abbiamo vinto l’Oscar, così come in tutta la Cisgiordania”. Realizzato da Ballal insieme alla regista israeliana Rachel Szor, al giornalista israeliano Yuval Abraham e al collega palestinese Basel Adra, ‘No Other Land’ documenta le vicende di Masafer Yatta, un’area della Cisgiordania occupata che comprende una ventina di villaggi da anni soggetti agli assalti dei coloni israeliani, che mirano ad appropriarsi dei terreni, scacciando i residenti. Ballal in questi mesi ha subito a sua volta un’aggressione che ha comportato ferite alla testa e allo stomaco. A fine luglio, un colono israeliano ha sparato e ucciso uno degli attivisti e consulenti del documentario, Awdah Hathaleen.

L’aggressione alla famiglia Ballal è avvenuta ieri, mentre il governo approvava una legge che consentirà allo Stato di Israele di acquisire i terreni palestinesi nella Cisgiordania occupata, una mossa vietata dal diritto internazionale e che per gli osservatori pone fino all’ipotesi di realizzare uno Stato di Palestina. Agli espropri si aggiunge un’escalation di violenze e quindi di vittime palestinesi. Dall’ottobre 2023, non solo nella Striscia di Gaza – dove solo ieri si sono registrate nei raid altri undici morti – ma anche in Cisgiordania e Gerusalemme Est gli attacchi militari si fanno sempre più gravi. Venerdì scorso ad Addis Abeba, in Etiopia, in occasione del 39° vertice dell’Unione Africana, il presidente della Commissione Mahmoud Ali Youssouf ha dichiarato che “lo sterminio del popolo palestinese deve cessare”, osservando che “in Medio Oriente, la Palestina e le sofferenze del suo popolo interpellano anche le nostre coscienze”.
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