mercoledì, Dicembre 7, 2022

Colombo (Fever-Tree): Italia diventata nostro primo mercato in Europa

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Country manager a askanews: nel 2023 limiteremo aumenti a meno del 5%

Milano, 18 nov. (askanews) – Il mercato delle toniche, solitamente consumate insieme con i super alcolici, ha visto in questi ultimi anni una crescita importante nel nostro Paese, soprattutto grazie al successo ottenuto prima dallo storico long-drink a base di Vodka, Moscow-mule, poi dal più semplice e più apprezzato cocktail a base di gin, il Gin tonic, fino al Gin-Spritz, che gioca con la “moda” del celebre long-drink veneto. Proprio il gin registra in Italia un vero e proprio boom (con circa 800 prodotti nostrani sul mercato), un fattore che ha determinato un’impennata delle vendite delle toniche.

Askanews ne ha parlato con Filippo Colombo, country manager di Fever-Tree, il marchio inglese di “toniche di qualità”, realizzate con ingredienti naturali e senza additivi né conservanti. “Quest’anno l’Italia è diventata il primo mercato per importanza dopo il Regno Unito e gli Stati Uniti, un risultato decisamente positivo anche perché per il nostro Gruppo, l’Italia non è mai stata un mercato paragonabile per volumi a quelli di altri mercati, come quello spagnolo” rivela Colombo, spiegando che “il lavoro fatto fin qui sta avendo dei risultati davvero importanti: già l’anno prima del Covid c’era stato un forte incremento delle vendite”. “Credo che oggi l’Italia sia il Paese dove si vende più ‘ginger beer’ (soft drink a base di zenzero, ndr) e se guardiamo alle previsioni di crescita del gin tonic sono molto ottimista – ha continuato – e penso che in Italia nel prossimo triennio vedremo un aumento significativo del consumo di gin”.

Lanciato nel 2005 da Charles Rolls e Tim Warrillow, Fever-Tree è il principale fornitore mondiale di “premium carbonated mixers” per valore delle vendite al dettaglio. Il Gruppo ha sede nel Regno Unito (dove è leader di mercato), è distribuito in oltre 75 Paesi e per l’esercizio 2022 prevede ricavi in crescita tra 355 e 365 milioni di sterline con un Ebitda tra i 37,5 e i 45 milioni di sterline.

“Per la fine di quest’anno il Gruppo punta a superare i 350 milioni di sterline ma naturalmente la marginalità si ridurrà per gli aumenti delle materie prime” continua Colombo, spiegando che “in Italia, nonostante gli aumenti che ci sono stati in particolare di vetro e trasporti, il piano è quello di non aumentare i prezzi, perché siamo convinti che è un mercato in cui possiamo crescere molto e quindi la strategia è quella di aumenti al di sotto del 5%, così come accadde lo scorso anno in cui avevamo ritoccato il prezzo di poco”.

In Italia, il canale horeca (locali e ‘cash&carry’) assorbe l’80-85% del prodotto, e il rimanente è fatto dalla grande distribuzione, l’esatto contrario di quanto avviene nei Paesi del Nord Europa. Delle oltre 20 referenze in vendita nel Regno Unito, nel nostro Paese Fever-Tree ne distribuisce 11, perché mancano le versioni “light” dei prodotti, dove lo zucchero è sostituito dal fruttosio. “Il trend del mondo light è destinato a crescere, anche se oggi è più importante in altri mercati rispetto al nostro, sul quale abbiamo introdotto solo la light della Indian, che però oggi già si trova in alcuni supermercati” spiega il 34enne manager che segue il brand dal 2016, precisando che “in Italia la classica ‘Indian’ rappresenta circa il 35-40% delle vendite, seguita dalla ‘Mediterranean’, una tonica aromatizzata che viene scelta da molti barman come tonica di linea, che rappresenta più o meno il 30%”.

In Inghilterra Fever-Tree, oltre che nelle classiche bottigliette di vetro da 20 cl con tappo a corona, è venduta anche in lattina ma Colombo spiega che “al momento nel nostro Paese continueremo a puntare sul vetro nei formati piccoli”, ricordando però che “poco prima del Covid, abbiamo lanciato il formato da mezzo litro di Indian, Mediterranean e Ginger Beer con il tappo a vite per il consumo domestico”.

Fever-Tree deve il suo nome all’albero tropicale Chinchona (o “albero della febbre”) dalla cui corteccia si ricava il chinino con cui vengono aromatizzate tutte le tonic water. Gran parte del prodotto che viene venduto in Italia è realizzato in Spagna e in piccola parte in Belgio, ma in Sicilia, l’azienda si rifornisce di arance e dei limoni per produrre la ‘Lemon Tonic’ e la ‘Sicilian Lemonade’”. “Quest’anno ho fatto un giro dei produttori con cui collaboriamo – racconta Colombo – e sono andato in Sicilia con Giorgio Bargiani (Head Mixologist, ndr) del ‘Connaught Bar’ di Londra, a incontrare i produttori di arance rosse dell’Etna da cui ci riforniamo, per creare una nuova soda: ‘Italia Blood Orange’, che è una delle referenze che stiamo valutando di portare anche in Italia, probabilmente nel 2024”.

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