A Cura di Carlo Maria Medaglia
Delegato del Rettore per la Terza Missione; Presidente della Commissione Spin Off; Presidente della Commissione Rapporti con gli Enti Esterni Universita’ degli Studi Telematica IUL
ROMA – Nel dibattito contemporaneo sulla conoscenza, gli acronimi STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics – Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) e STEAM (con l’aggiunta delle Arti) hanno conquistato un dominio quasi incontrastato. Rappresentano l’ossatura dell’innovazione tecnologica, il linguaggio delle competenze del futuro, il paradigma dominante dell’economia della conoscenza. Eppure, proprio le radici profondamente umanistiche della cultura europea – quella tradizione millenaria di pensiero filosofico, quella tradizione giuridica che dal diritto romano si sviluppa attraverso i secoli, quella sensibilità artistica che ha prodotto capolavori dall’antichità al Rinascimento, quella riflessione sociale che da Aristotele ai moderni interroga la società – richiedono un modello alternativo e complementare.
Da questa consapevolezza nasce il paradigma SCALE: Social Sciences, Communication Studies, Arts, Law, Economics (Scienze Sociali, Scienze della Comunicazione, Arti, Diritto, Economia). Non si tratta di un’alternativa a STEM – non sono in opposizione ma si completano a vicenda – bensì il suo naturale completamento. Un sistema concettuale che riconosce alle scienze sociali, alle scienze della comunicazione, alla letteratura e alle arti, alle scienze giuridiche ed economiche la medesima dignità e la stessa rilevanza strategica delle discipline tecnico-scientifiche.
L’acronimo stesso rivela significati multipli. “Scalare” – dal latino scala, gradino – evoca il movimento di salita, l’attraversamento progressivo di livelli crescenti di complessità. È la metafora perfetta per descrivere il percorso conoscitivo che le discipline SCALE rendono possibile: una salita graduale verso la comprensione dei fenomeni umani, sociali, culturali ed economici che definiscono la nostra epoca. Ogni “gradino” rappresenta un livello di analisi, una prospettiva disciplinare, uno strumento interpretativo. Solo salendo tutti i gradini possiamo raggiungere una visione completa della realtà.
Due modi di conoscere, una sola realtà
La distinzione fondamentale tra discipline STEM e SCALE non risiede tanto negli oggetti di studio – che spesso si sovrappongono – quanto nel metodo, nell’approccio alla conoscenza, nel modo stesso di interrogare la realtà. Le scienze SCALE interpretano i fenomeni umani e sociali con strumenti che riconoscono la centralità del significato, del contesto, della dimensione simbolica. Le discipline STEM analizzano i fenomeni naturali attraverso l’astrazione matematica, la sperimentazione controllata, la ricerca di leggi universali.
La differenza tra qualità e quantità
Le scienze sociali privilegiano approcci qualitativi: interviste approfondite, osservazioni sul campo, analisi interpretative dei testi, studi di caso dettagliati. Cercano la profondità del significato, la ricchezza delle sfumature, la complessità delle motivazioni umane. Le discipline scientifiche adottano metodologie quantitative: misurazione, sperimentazione replicabile, modelli matematici, analisi statistica. Cercano regolarità, schemi ricorrenti, leggi che trascendano i casi singoli.
Il contesto come elemento essenziale o come disturbo
Per le scienze SCALE, il contesto non è una variabile di disturbo da eliminare, ma la condizione stessa che rende possibile il fenomeno. Un comportamento sociale ha senso solo dentro una specifica situazione culturale, storica, economica. Cambiare contesto significa cambiare il fenomeno stesso. Per le scienze STEM, al contrario, l’ideale è l’universalità: una legge fisica vale su Marte come sulla Terra, in laboratorio come in natura. Il contesto va controllato, isolato, neutralizzato per far emergere le relazioni causali fondamentali.
Spiegare versus comprendere
Le discipline STEM puntano alla spiegazione: identificare cause, prevedere effetti, formulare leggi generali. È l’eredità della fiducia nella scienza come progressivo svelamento delle leggi di natura. Le discipline SCALE puntano alla comprensione: cogliere il significato che le persone attribuiscono alle proprie azioni, ricostruire le logiche culturali che organizzano i mondi sociali, interpretare i simboli che strutturano l’esperienza umana.
Navigare la complessità: il contributo di STEM e SCALE
Il concetto di complessità ha invaso il discorso pubblico e accademico, diventando al tempo stesso onnipresente e sfuggente. Nell’uso comune indica genericamente “ciò che è difficile, intricato, forse insolubile”. Nell’uso tecnico assume significati multipli: sistemi che si adattano e cambiano, problemi con troppe variabili interconnesse, situazioni dove piccole cause producono grandi effetti imprevedibili.
Le grandi sfide contemporanee incarnano perfettamente questa complessità irriducibile: crisi climatica, pandemie, migrazioni globali, disuguaglianze crescenti, trasformazione digitale, polarizzazione politica. Sono fenomeni multifattoriali (causati da innumerevoli fattori in interazione), non lineari (piccole cause possono produrre grandi effetti – il famoso “effetto farfalla”), caratterizzati da circoli di retroazione (gli effetti influenzano le cause creando spirali), con proprietà emergenti imprevedibili (il sistema nel suo insieme ha caratteristiche che le singole parti non hanno).
Le discipline STEM forniscono gli strumenti per dare forma matematica alla complessità. La matematica dei sistemi dinamici descrive evoluzioni temporali non lineari. La teoria delle reti analizza strutture relazionali complesse. Il machine learning (apprendimento automatico) estrae schemi da enormi quantità di dati. La statistica avanzata gestisce l’incertezza con metodi sempre più sofisticati.
Le scienze SCALE offrono strumenti insostituibili per comprendere la dimensione propriamente umana della complessità. Perché le persone negano l’evidenza scientifica? Come si formano le credenze collettive? Quali narrazioni organizzano l’esperienza sociale? La sociologia decodifica strutture sociali invisibili. L’antropologia interpreta le culture. La psicologia svela motivazioni profonde. L’economia comportamentale spiega decisioni apparentemente irrazionali.
L’università come laboratorio dell’interdisciplinarità
Le università più innovative stanno già incarnando questa visione integrata, creando programmi che sfidano le tradizionali divisioni disciplinari:
Philosophy, Politics and Economics (PPE) – Oxford – Il celebre programma che ha formato primi ministri e leader mondiali: unisce la riflessione filosofica, l’analisi politica e la teoria economica. Gli studenti apprendono a navigare tra astrazione concettuale e pratica politica, tra modelli matematici e dilemmi etici.
Liberal Arts and Sciences – University College Utrecht – Un’esperienza educativa che attraversa scienze naturali, sociali e umanistiche. Gli studenti non sono costretti in percorsi rigidi ma liberi di esplorare il panorama della conoscenza, costruendo percorsi personali che riflettono le loro curiosità uniche.
Bachelor of Arts and Science – University of Toronto – Un programma che permette combinazioni innovative: informatica e filosofia, biologia e sociologia, ingegneria e studi culturali. Gli studenti progettano curricula personalizzati che attraversano la tradizionale divisione tra scienze e discipline umanistiche.
Brown University (Open Curriculum) – Brown rappresenta la filosofia educativa più radicalmente liberale: nessun corso obbligatorio predefinito, totale libertà nella scelta dei corsi, possibilità di progettare percorsi di studio completamente personalizzati. L’idea di fondo è che la migliore educazione emerge dalla curiosità intellettuale autonoma, non da programmi imposti dall’alto.
Verso un nuovo umanesimo integrato
Il paradigma SCALE non è una rivendicazione delle discipline umanistiche contro quelle scientifiche, né un tentativo di scalzare il predominio STEM. È il riconoscimento che viviamo in un’epoca di complessità radicale, dove ogni problema significativo è simultaneamente tecnico, sociale, economico, culturale, etico e politico – un nodo che non può essere tagliato con un colpo netto ma deve essere pazientemente sciolto.
Le soluzioni autentiche – quelle sostenibili non solo tecnicamente ma anche socialmente, non solo efficienti ma anche giuste, non solo efficaci ma anche democratiche – richiedono l’integrazione di competenze multiple. Richiedono professionisti capaci di “scalare” diversi livelli di analisi, di passare fluidamente tra metodi quantitativi e qualitativi, tra conoscenza teorica e saggezza pratica, tra rigore analitico e sensibilità interpretativa.
L’università del futuro sarà necessariamente interdisciplinare e personalizzabile, un luogo dove tutti i saperi convergono. Dovrà abbandonare la finzione dei compartimenti stagni disciplinari e abbracciare la complessità della conoscenza contemporanea. Dovrà formare non specialisti iper-focalizzati ma “generalisti di alto livello”, professionisti capaci di navigare territori intellettuali diversi, di costruire ponti tra comunità scientifiche separate, di tradurre linguaggi disciplinari che spesso non si comprendono tra loro.
SCALE è una proposta concettuale, un modello interpretativo, un invito al dialogo. È il riconoscimento che le discipline umanistiche e sociali non sono ornamenti decorativi della “vera” conoscenza (quella scientifica), ma componenti essenziali di qualsiasi comprensione adeguata della condizione umana contemporanea. È la convinzione che solo l’integrazione armonica di STEM e SCALE ci permetterà di affrontare le sfide del nostro tempo con la profondità intellettuale, la creatività strategica e la responsabilità etica necessarie.
Scalare la complessità, gradino dopo gradino, con tutti gli strumenti della conoscenza umana: questa è la missione dell’educazione del XXI secolo.
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