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Energia, Unimpresa: con la guerra per Pmi +6mila euro in 3 mesi

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E’ quanto segnala il centro studi di Unimpresa, secondo cui le imprese energivore sono già in sofferenza

Per l’Italia, il conflitto genera una nuova area di incertezza economica, che colpisce direttamente il nucleo vitale del sistema produttivo. Il Paese riceve oltre il 75% delle sue risorse energetiche tramite importazioni e continua a fare forte affidamento su petrolio e gas per alimentare impianti, catene di distribuzione e mezzi di trasporto. Pertanto, l’aumento dei costi delle materie prime energetiche rappresenta un fattore distruttivo, capace di influenzare in modo sempre più significativo i costi, i margini e, di riflesso, i prezzi finali che i consumatori devono sostenere.

Le piccole e medie imprese, già messe a dura prova da anni di crisi, si trovano ora ad affrontare un ulteriore incremento delle spese. Nelle ore seguenti all’attacco, il prezzo del gas sul mercato Ttf di Amsterdam ha mostrato un incremento prossimo al 9%, mentre il Brent ha superato stabilmente i 95 dollari al barile. Se tali livelli dovessero stabilizzarsi o aumentare ulteriormente, il costo medio dell’energia per una PMI manifatturiera potrebbe vedere un aumento del 15-20% solo nel terzo trimestre. Questo potrebbe tradursi in bollette mensili più elevate, anche di 4.000-6.000 euro, per una media impresa con elevati consumi di energia elettrica e termica.

L’aumento colpisce in modo non uniforme: le imprese ad alta intensità energetica (ceramica, metallurgia, alimentare, carta, vetro, meccanica pesante) sono le più vulnerabili, ma anche le piccole attività commerciali, le imprese artigiane e il settore dei servizi iniziano a risentire dell’impatto. Il meccanismo è chiaro: quando il costo dell’energia diventa incerto o eccessivamente alto, le imprese reagiscono diminuendo le spese, rimandando investimenti, modificando la produzione oppure, nei casi peggiori, trasferendo l’aumento dei costi ai prezzi finali dei prodotti. Così, il carico si sposta sui consumatori.

A differenza di altri Stati europei, l’Italia possiede una rete aziendale più dispersa, meno capitalizzata e meno capace di affrontare colpi improvvisi. Per questo motivo, il trasferimento dell’aumento dei costi energetici ai listini di beni e servizi può avvenire più rapidamente e in modo più diretto. Pertanto, l’effetto sui prezzi per i consumatori diventa un altro tema cruciale da tenere sott’occhio. Secondo le analisi di Unimpresa, un incremento strutturale di +10 euro/MWh per il gas e +10 dollari al barile per il petrolio, se persiste per almeno tre mesi, potrebbe portare a un aumento dell’inflazione annuale in Italia di tra 0,4 e 0,8 punti percentuali.

Ciro Di Pietro

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