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Flotilla, Thiago Ávila a casa in Brasile: “In carcere hanno detto che mi avrebbero ucciso”

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ROMA – È atterrato ieri all’aeroporto internazionale di Guarulhos Thiago Ávila, l’attivista brasiliano della Global Sumud Flotilla, dopo dieci giorni di detenzione in Israele. Accolto da una folla di sostenitori e familiari, Ávila è apparso visibilmente provato ma risoluto nel denunciare le condizioni del suo fermo assieme a Saif Abu Keshek, avvenuto lo scorso 3 maggio durante l’arrembaggio della Flotilla in acque internazionali.

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Parlando ai microfoni di Opera Mundi e di altre testate locali, Ávila ha usato parole inequivocabili per descrivere il trattamento ricevuto nel carcere di Ashkelon: “Questa volta ho molto più da dire, purtroppo. Mi dicevano direttamente che volevano uccidermi. Non è stata solo una detenzione, sono stato sottoposto a torture psicologiche e fisiche”. L’attivista ha dichiarato di essere svenuto due volte a causa delle percosse subite in prigione, che sarebbero state più intense e violente rispetto alle altre due volte in cui era stato detenuto dalle forze israeliane e ha sottolineato che, sebbene il suo trattamento sia stato brutale, ha visto persone detenute con lui ricevere un trattamento ancora peggiore, riferendosi ai prigionieri palestinesi.

“Sono stato sequestrato in acque internazionali mentre portavo aiuti umanitari- ha dichiarato Ávila ai cronisti appena sbarcato- Ci hanno tenuti bendati, minacciati e umiliati. Ma il dolore più grande è non aver potuto dare l’ultimo addio a mia madre perché lo Stato di Israele ha deciso di calpestare ogni diritto umano”.

Il rientro di Ávila è stato caricato, infatti, di un dolore personale profondo: durante i giorni di isolamento forzato in un carcere di Ashkelon, l’attivista ha perso la madre, deceduta in Brasile il 6 maggio. Secondo quanto denunciato dall’organizzazione le autorità israeliane non avrebbero permesso ad Ávila di ricevere la notizia né di comunicare con la famiglia fino al momento dell’espulsione.

Il caso ha sollevato un polverone internazionale. Esperti delle Nazioni Unite avevano chiesto il rilascio immediato dei due, citando rapporti su “trattamenti degradanti e isolamento brutale”. Mentre la Procura di Roma indaga per sequestro di persona (data la presenza di cittadini italiani sulla flottiglia), Ávila ha annunciato che porterà la sua testimonianza presso le corti internazionali per denunciare le violazioni subite dai volontari civili.

(Foto da Instagram)
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