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“Hamas e Israele vicini a un accordo”: spiragli per un cessate il fuoco in Medio Oriente

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ROMA – Hamas sarebbe “vicino quanto non mai” ad accettare la bozza dell’accordo israeliano per il cessate il fuoco a Gaza: lo scrive la testata israeliana Haaretz, citando fonti di stampa araba. Da stamani sono in corso colloqui in Egitto coi leader del movimento palestinese, mediati anche da esponenti del Qatar.

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Secondo le indiscrezioni, Hamas avrebbe ricevuto “garanzie” dagli Stati Uniti sul completo ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia di Gaza, e che Tel Aviv porrà fine all’operazione contro l’enclave una volta riottenuti i propri cittadini, tenuti in ostaggio dallo scorso 7 ottobre. Nel caso, verrebbe implementato il cessate il fuoco permanente, condizione per Hamas necessaria a qualsiasi intesa. Tuttavia, tale eventualità sarebbe già stata bocciata dall’esecutivo guidato dal premier Benjamin Netanyahu: Haaretz cita un funzionario israeliano in condizioni di anonimato, secondo cui “Israele, in nessuna circostanza, accetterà di porre fine alla guerra come parte di un accordo”. Israele resta inoltre “determinato ad entrare a Rafah”. Ad ogni modo resta l’attesa per la replica di Hamas.

MEDIA SAUDITA: “ISRAELE SAREBBE DISPOSTO A RILASCIARE LEADER FATAH”

La testata saudita Al-Sharq News diffonde un’altra indiscrezione, questa volta sul nodo dello scambio tra ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi: Israele sarebbe disponibile a rilasciare il leader del partito Fatah, Marwan Barghouti, arrestato nel 2002 e condannato all’ergstolo. I funzionari di Tel Aviv avrebbero però chiarito che il rilascio dovrà avvenire a Gaza, e non in Cisgiordania, dove il politico è detenuto. Al-Sharq news aggiunge che Hamas avrebbe proposto, nella sua bozza di accordo, il rilascio di venti prigionieri palestinesi condannati all’ergastolo in cambio della liberazione di una soldatessa israeliana. Dal momento che si troverebbero nelle mani di Hamas tra le cinque e le sei soldatesse, il gruppo potrebbe ottenere la liberazione di un centinaio di detenuti

LA POSIZIONE DEGLI STATI UNITI

Nelle ore scorse la Casa Bianca, tramite il segretario di Stato americano Antony Blinken, è tornata a chiedere a Israele di rinunciare all’offensiva armata contro Rafah, città a sud della Striscia che ospita al momento 1,5 milioni di palestinesi, tra residenti e sfollati provenienti da ogni angolo di Gaza, sul totale della popolazione di 2,3 milioni. “Sarebbe oltre l’accettabile” ha detto Blinken. Oltre alla minaccia degli attacchi ancora in corso e di quello su vasta scala promesso da Israele, la popolazione di Gaza fa i conti con la penuria di aiuti umanitari, che scarseggiano soprattutto nel nord della Striscia, a causa delle forze israeliane che continuano a impedire l’arrivo dei convogli. A nord in particolare, secondo le Nazioni Unite è ormai esplosa “una carestia in piena regola”, che si starebbe “spostando verso sud”. A dichiararlo è stata Cindy McCain, capo del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (Pam / Wfp). “Continuiamo a chiedere il cessate il fuoco e la possibilità di avere un accesso sicuro e senza restrizioni per entrare a Gaza” ha aggiunto McCain. Ogni giorno poi, ha avvisato l’agenzia Onu per i profughi palestinesi (Unrwa), in media 37 bambini perdono la loro mamma a causa di violenze e difficoltà di accesso alle cure mediche.

L’articolo “Hamas e Israele vicini a un accordo”: spiragli per un cessate il fuoco in Medio Oriente proviene da Agenzia Dire.

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