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In 2024 -5% numero suini destinati a produzioni Dop e Igp

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Assosuini: servono misure concrete o suinicoltura sarà abbandonata
Roma, 18 feb. (askanews) – Macellazioni di suini in lieve aumento in Italia sono (+0,4% tra gennaio e novembre 2024), ma il numero di suini destinati alle produzioni DOP e IGP è calato del 5% (da 7.398.020 a 7.024.167 capi). Sono i dati del CLAL sul comparto suinicolo per il 2024. Dati che, per Assosuini, sono “il risultato diretto dell’aumento dei costi di produzione, una tendenza che, purtroppo, sembra destinata a peggiorare. I prezzi dell’alimentazione animale e dell’energia continuano a salire, mettendo ulteriormente sotto pressione le nostre aziende”. Oltre che dei danni diretti e indiretti causati dalla Psa, la peste suina africana.
A complicare la situazione c’è il calo dei consumi: le famiglie acquistano meno carne suina fresca (-1,3%), prosciutto crudo (-2,8%), salame (-3,4%) e mortadella (-2%). “I consumatori vedono aumentare i prezzi al banco, ma lungo la filiera il nostro lavoro non viene adeguatamente remunerato – prosegue Assosuini – La carne fresca in CUN sta subendo ribassi”, complice l’aumento delle importazioni (+8,14% in volume tra gennaio e ottobre 2024) da Paesi come Germania, Spagna e Olanda, che producono a costi più bassi e offrono prezzi più competitivi. Inoltre, la crescita della produzione europea (+415.000 tonnellate tra gennaio e ottobre 2024) sta ulteriormente deprimendo il mercato interno.
Le produzioni DOP, stanno subendo un colpo pesante. Le sigillature per i prosciutti crudi DOP, come il Parma e il San Daniele, sono ai minimi storici: -7,9% per il primo e -6,8% per il secondo rispetto al 2023. “Questo – ragiona Assosuini – ci deve far riflettere su cosa cambiare nel mondo della DOP. E il primo pensiero non può che andare ai disciplinari. Con un trend che vede i margini della filiera ridursi, le cosce italiane diminuire e un pubblico che non è più particolarmente attratto da un’offerta di alto livello sempre uguale a se stessa, la genetica ha ancora senso?”.
“A tutto questo si aggiunge la carenza di manodopera, l’invecchiamento degli allevatori e la burocrazia sempre più opprimente. Se non si interviene con misure concrete, il rischio è l’abbandono progressivo della suinicoltura – conclude Assosuini – indebolendo una filiera che invece dovrebbe essere il punto di forza del made in Italy agroalimentare”.

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