mercoledì, Dicembre 7, 2022

In Italia è boom per la birra ma il settore chiede un Testo unico

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Il punto al convegno Unionbirrai-Uiv al Simei: “Normativa è obsoleta”

Milano, 18 nov. (askanews) – Negli ultimi sette anni ha visto il numero di imprese più che raddoppiare e la spesa media mensile degli italiani aumentare del 23%, registrando un aumento dei volumi consumati tra il 2017 e il 2021 del 127%, eppure, il comparto della birra si scontra con un impianto normativo ormai obsoleto, con un’anzianità, in alcuni casi, di ben sessant’anni. E’ la fotografia scattata oggi al Salone internazionale delle macchine per enologia e imbottigliamento (Simei) organizzato da Unione italiana vini a Fiera Milano, in un convegno sulle birre artigianali a cura di Unionbirrai e della stessa Uiv.

“È arrivato il momento di disciplinare la legislazione italiana in materia brassicola con un ‘Testo unico della birra’, così come è stato fatto per il vino” ha affermato il segretario generale dell’Associazione Unionbirrai, Simone Monetti, spiegando che “la normativa vigente sul prodotto birra è obsoleta e stratificata, e si rivela spesso lacunosa e contraddittoria, fuorviante nella presentazione dei prodotti al consumatore”. “Oltre a inibire l’innovazione – ha concluso -, questo rappresenta un ostacolo alla commercializzazione delle birre prodotte in Italia, favorendo l’ingresso di proposte più innovative dai mercati esteri”. Tra gli esempi citati, i parametri in vigore (risalenti agli anni ’70) in materia di acidità, che rischiano di inibire il segmento delle birre “sour” prodotte nel Paese, o quelli sull’anidride carbonica, che penalizzano i prodotti invecchiati in botte con una ritenzione minima di CO2.

Secondo quanto illustrato dal funzionario agrario di ICQRF Emilia Romagna e Marche, Amleto Conocchiari, il grosso dell’impianto giuridico di riferimento si basa su una legge del 1962 (n. 1354 e smi: Disciplina igienica della produzione e del commercio della birra) e sul D.P.R. 30-12-1970 (n. 1498: Determinazione delle caratteristiche e dei requisiti dei diversi tipi di birra), “provvedimenti con più di mezzo secolo”.

Per il focus sulle birre artigianali realizzato dall’Osservatorio birre artigianali ObiArt-DAGRI dell’Università di Firenze e presentato a Simei dal coordinatore, Silvio Menghini, il brassicolo made in Italy conta 1.326 imprese e poco più di 9.600 addetti diretti (dati a ottobre 2022), per un comparto segmentato tra piccoli e microbirrifici (che rappresentano 8 imprese su 10 pur impiegando solo il 19% degli addetti) e aziende medio/grandi. Nel 2018 i birrifici artigianali in Italia hanno realizzato una produzione tra i 400mila e 600mila ettolitri con una distribuzione del prodotto fortemente localizzata e quasi interamente destinata al mercato domestico. Il mastro birraio tipo ha circa 40 anni, un diploma o una laurea, e si è lanciato in quest’attività dal 2010.

La crisi che ha colpito l’intero settore nel 2020 ha determinato una riduzione del numero degli addetti del comparto associata alla grande industria, ma non per i birrifici agricoli che rappresentano oggi il 22% dei birrifici nazionali, il 233% in più negli ultimi 7 anni. Sul fronte dei consumi, si stima che le famiglie spendano per la birra nel suo complesso circa il 30% del budget destinato alle bevande alcoliche (24 euro al mese nel 2021).

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