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Io sono cultura, nel 2025 crescono valore aggiunto e occupazione

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Presentato il Rapporto di Unioncamere, Symbola e Deloitte

Roma, 16 lug. (askanews) – Cultura e bellezza vanno a braccetto e anzi sono i tratti identitari nella società e nell’economia. Nel 2025 sono cresciuti valore aggiunto e occupazione nel sistema produttivo culturale e creativo, rispettivamente 115,8 miliardi di euro con un +3,3% rispetto al 2024 e 1,5 milioni di addetti, con un balzo di 5,7% dell’occupazione complessiva del Paese. Sono questi i dati principali che emergono dal rapporto “Io sono cultura”, giunto alla sedicesima edizione, realizzato congiuntamente da Unioncamere, e dal suo Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, da Fondazione Symbola e Deloitte.I dati del 2025 confermano sistema Produttivo Culturale e Creativo italiano come motore di sviluppo economico, occupazionale e sociale del Paese. Ogni euro generato dal Sistema Produttivo Culturale e Creativo ne attiva altri 1,7 nel resto dell’economia, arrivando a muovere circa 310 miliardi di euro complessivi, pari al 15,4% del Pil italiano.”Continua a crescere l’economia legata alla cultura – ha spiegato Ermete Realacci, Presidente Fondazione Symbola – per noi la cultura è un fattore di identità straordinaria, per questo chiamiamo il nostro rapporto ‘Io sono cultura’, ma è anche uno straordinario abilitatore di economia, cresce e orienta tanti settori economici: 150 miliardi in senso stretto, 300 con annessi e connessi e cresce anche nelle regioni del Sud. E’ chiaro che questo ci consente di reggere meglio un periodo difficile. Ad esempio noi abbiamo retto meglio i dazi, perché produciamo cose che gli altri non sanno fare o non sanno fare così bene, in tutti i settori dall’alimentare all’high-tech, dal made in Italy tradizionale alle nuove tecnologie fino ai videogiochi”.Il Lazio si conferma la regione con il più elevato livello di specializzazione culturale e creativa, con un’incidenza del Sistema Produttivo Culturale e Creativo pari all’8,1% dell’economia regionale, seguita dalla Lombardia, che mantiene la leadership nazionale in termini di dimensione economica, con oltre 33 miliardi di euro di valore aggiunto generati.”Per il primo anno nella stesura del rapporto – ha sottolineato Ernesto Lanzillo, Presidente Deloitte & Touche S.p.a. – è stato dato rilievo al fatto che la cultura non ha soltanto degli impatti economici diretti o indiretti, ma anche impatti molto più estesi, sulle capacità di migliorare il benessere delle persone, anche da un punto di vista di conoscenza e competenze, inclusività e contributo alla gestione sostenibile dei siti da un punto di vista ambientale. L’UNESCO nei suoi indicatori per la determinazione del valore di un sito UNESCO come contributo culturale allo sviluppo delle persone, inserisce non esclusivamente elementi di misurazione econometrica, ma anche elementi di misurazione di aspetti connessi a inclusione, sostenibilità e sviluppo delle competenze che sono proprio la caratteristica distintiva del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile”.La creatività non è soltanto un patrimonio identitario dell’Italia: è una leva strategica di competitività per l’intero sistema produttivo. “Le aziende che nell’ambito culturale fanno attività economiche crescono – ha aggiunto Andrea Prete, Presidente Unioncamere – più nell’aspetto del valore aggiunto, e cresce l’occupazione. Dobbiamo guardare a implementarla sempre di più, ma soprattutto a guardare anche alla stabilizzazione di chi opera in questo settore, perché abbiamo ancora un turnover importante e soprattutto se vogliamo attrarre i giovani bisogna pagarli meglio”.Il Rapporto è stato presentato da Alessandro Rinaldi, vicedirettore generale del Centro Studi Tagliacarne.

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