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Navalny, Amnesty: “Sulla sua morte la verità è stata elusa, ma non sepolta”

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ROMA – “Sono trascorsi due anni da quando Aleksei Navalny, prigioniero di coscienza e tra le voci più coraggiose contro la corruzione e la repressione statale in Russia, è morto in una remota colonia penale oltre il Circolo polare artico. Mentre le autorità russe continuano a eludere le responsabilità, la verità non è stata sepolta. Al contrario, le più recenti rivelazioni secondo cui Navalny sarebbe stato ucciso con l’epibatidina, una sostanza altamente tossica, dimostrano che i tentativi di occultare le circostanze della sua morte sono falliti”. Lo dichiara in una nota la segretaria generale di Amnesty International, Agnès Callamard, in occasione del secondo anniversario dalla morte di Aleksei Navalny.

La responsabile continua: “Questi risultati sono stati possibili non solo grazie alla cooperazione internazionale, ma anche al coraggio, alla determinazione e all’impegno di persone in Russia che hanno garantito la conservazione di prove cruciali e la loro disponibilità per esami forensi. Nonostante gli ingenti rischi, amici e collaboratori di Aleksei Navalny hanno messo in sicurezza quanto necessario per far emergere la verità, mentre Putin tentava di seppellirla. La stessa determinazione spiega perché le autorità russe continuino la loro repressione. Stanno tentando di distruggere il movimento creato da Aleksei Navalny, criminalizzando la sua Fondazione anticorruzione (Anti-corruption foundation – Acf, registrata negli Stati Uniti e successora legale della omonima fondazione Fbk, bandita in Russia), perseguendo i suoi sostenitori e punendo perfino le più lievi espressioni di commemorazione e solidarietà”.

“GLI AVVOCATI DI NAVALNY CONDANNATI A PENE DETENTIVE PER AVER ESERCITATO I LORO DIRITTI UMANI”

Callamard informa che “Nell’ultimo anno gli avvocati di Navalny, Aleksei Liptser, Vadim Kobzev e Igor Sergunin, insieme a quattro persone che collaboravano con lui, i professionisti dei media Antonina Favorskaya, Sergei Karelin, Konstantin Gabov e Artyom Kriger, sono stati condannati a lunghe pene detentive unicamente per aver esercitato in modo pacifico i loro diritti umani. Devono essere scarcerati immediatamente e senza condizioni e le loro condanne ingiuste devono essere annullate”.

Continua la segretaria generale di Amnesty International: “Questi procedimenti giudiziari fanno parte di un’ondata repressiva ben più ampia. Le autorità russe hanno avviato oltre 100 procedimenti penali per presunte donazioni alla Fbk, designata arbitrariamente come organizzazione ‘estremista’ e, più recentemente, ‘terroristica’. Questa persecuzione diffusa e sistematica contro le persone ritenute vicine a Navalny aumenta di anno in anno per portata e intensità. Con la nuova designazione di ‘organizzazione terroristica’, i suoi sostenitori rischiano sanzioni ancora più severe, fino all’ergastolo”.

“SCARCERARE E ANNULLARE LE CONDANNE”

Callamard lancia un appello a Mosca: “Le autorità russe devono scarcerare immediatamente e senza condizioni tutte le persone detenute unicamente per la loro vicinanza ad Aleksei Navalny o al suo lavoro e annullare le condanne ingiuste pronunciate nei loro confronti. La Russia deve cessare di utilizzare in modo strumentale le leggi su ‘estremismo’ e ‘terrorismo’ per colpire i dissidenti pacifici. Invitiamo inoltre gli stati e le organizzazioni internazionali a parlare pubblicamente dei singoli casi, difendere i meccanismi internazionali di monitoraggio e di accertamento delle responsabilità e offrire protezione internazionale, incluso l’asilo, ai sostenitori di Navalny che rischiano procedimenti penali motivati politicamente in Russia”.
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