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Nordio dice che con il risarcimento alla famiglie si rischiano rapinatori-kamikaze

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ROMA – “Risarcire un criminale che ti aggredisce è irragionevole, e soprattutto pericoloso. Qualcuno potrebbe sacrificarsi come certi kamikaze mediorentali, sapendo che la famiglia sarà adeguatamente risarcita”. Carlo Nordio parla del caso Roggero, ma sul tavolo – bollentissima – c’è anche la morte di Fakir. Lo strappetto istituzionale sulla grazia al gioielliere condannato per aver rincorso e ucciso i rapinatori, e lo “scudo penale” applicato agli agenti che hanno fermato l’umo poi morto a Bologna. Il Guardasigilli risponde intervistato dal Corriere della Sera.

La suggestione, riguardo al secondo caso, è il modello Ice americana. “No – risponde il Ministro della Giustizia – Quello Usa è molto diverso. Sia nella disciplina della legittima difesa, sia in quello dell’uso delle armi da parte della polizia. Dopo 40 anni di esperienza da pm so che l’uso delle armi delle nostre forze dell’ordine è sempre stato molto prudente. L’espressione scudo penale lascia intendere una immunità che non c’è. Si evita una automatica iscrizione nel registro degli indagati divenuta una sorta di condanna anticipata. Spetta ora alla magistratura valutare se esistano o meno le cause di giustificazione. Le immagini violente sono sempre fonte di grande disagio. Bisogna però tener conto delle situazioni anche psicologiche di chi si trova a dover operare in momenti di estrema difficoltà. In ogni caso occorre attendere l’esito dell’autopsia”.

E Roggero? “E’ stato quello che hanno detto i giudici di merito, con la conferma della Cassazione: un omicidio volontario. Questo sotto l’aspetto strettamente giuridico. Nella sostanza ognuno poi può farsi l’opinione che crede. Può accadere anche il contrario, che una persona accusata di omicidio venga assolta con sentenza definitiva. Poi confessa di essere colpevole, ma nessuno può più fargli nulla, perché giuridicamente è comunque innocente. Giustizia formale e giustizia sostanziale non sempre coincidono”.

Lo scatto in avanti per la grazia? “È andata esattamente come ha detto la presidente. Nel merito mi sono trovato subito d’accordo, proprio perché pena e risarcimento ci sembravano esagerati. Abbiamo tuttavia voluto verificare, con lo staff del Ministero e di Palazzo Chigi, se il ministro avesse la legittimazione a iniziare d’ufficio la procedura, perché sul punto il codice è ambiguo e non c’erano precedenti giurisprudenziali in materia. La dottrina più autorevole, direi l’unica sul punto, sostiene che il ministro può prendere l’iniziativa. E così abbiamo fatto”.

“Con il presidente, le cui osservazioni vengono sempre accolte con deferente attenzione, il dialogo è stato sereno e squisitamente tecnico. È ovvio che la prerogativa delle concessione della grazia è esclusivamente sua. Qui si trattava del potere di impulso. Il diritto è sempre materia opinabile, tanto che le supreme magistrature cambiano spesso orientamento, e talvolta entrano in contrasto tra loro. Non c’è nessun reato di lesa maestà neanche in un conflitto di attribuzioni, come una volta è avvenuto proprio tra Quirinale e via Arenula: la Corte Costituzionale è li proprio per risolverli. Mi dispiace solo che, come nel caso Minetti, una certa stampa abbia enfatizzato quel colloquio in modo eccessivo”.

“Vi sono omicidi e omicidi. Lo stesso codice ne prevede una varietà notevole condita di circostanze aggravanti e di attenuanti. Uccidere con premeditazione non è come uccidere in un momento di alterazione psichica determinata da una aggressione altrui. Chi viene rapinato davanti alla famiglia non ragiona con atarassica serenità. E il provvedimento di clemenza è stato istituito anche per correggere alcune distonie tra il rigore della legge formale e la complessità della natura umana. Per questo dico che un buon giudice impara di più dalle tragedie di Shakespeare e dai pensieri di Pascal che da una intera biblioteca di diritto”.

La difesa è sempre legittima dopo un’aggressione? “È legittima quando il pericolo è attuale e la reazione è proporzionata. Questo dice la legge e io sono d’accordo, anche se a lungo la Cassazione ha oscillato sull’interpretazione di questi due principi. È l’entità della pena che deve essere calibrata, quando quei limiti vengono superati”.

Sul risarcimento è d’accordo con Vannacci… “Anche Vannacci casualmente può inciampare nel buon senso”.
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