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Premierato, la riforma in aula al Senato. Il Pd in piazza il 2 giugno

AttualitàPremierato, la riforma in aula al Senato. Il Pd in piazza il 2 giugno

Circa tremila emendamenti. La Russa: nessuna accelerazione né ritardo
Roma, 8 mag. (askanews) – Il premierato in marcia. L’aula del Senato ha avviato come previsto l’esame del disegno di legge costituzionale che istituisce il cosiddetto premierato. La maggioranza aveva respinto già ieri critiche e appelli delle opposizioni che avevano chiesto di diluire maggiormente l’iter del provvedimento di iniziativa governativa, che modifica gli articoli 59, 88, 92 e 94 della Costituzione, introduce l’elezione diretta del presidente del Consiglio con l’obiettivo programmatico di rafforzare la stabilità del Governo e abolire il potere di nomina dei senatori a vita da parte del presidente della Repubblica. E oggi il presidente del Senato, Ignazio La Russa, è tornato a rivendicare con i cronisti a palazzo Madama la correttezza del percorso scelto dalla maggioranza: sui tempi dei lavori parlamentari non c’è “nessuna accelerazione immotivata” e “nessun ritardo strumentale”, ha affermato.
Respinta in mattinata la pregiudiziale di costituzionalità presentata dalle opposizioni con 104 voti contrari, 54 a favore e due astenuti, la discussione generale sul ddl che reca la firma della ministra per le Riforme Elisabetta Casellati è ripresa nel primo pomeriggio: gli iscritti a parlare sono poco meno di 80, con una larghissima prevalenza dei senatori di minoranza; hanno a disposizione 10 minuti a testa per un totale di tredici ore di dibattito. Da segnalare, fra gli iscritti a parlare, la senatrice a vita Liliana Segre. La seduta di oggi si concluderà alle 20, la discussione generale riprenderà quindi, in base alle decisioni assunte dalla conferenza dei capigruppo, nella seduta di martedì prossimo, 14 maggio.
Scadeva in mattinata anche il termine per la presentazione degli emendamenti al ddl premierato. Ne sono stati presentati circa tremila: circa 1.300 del Pd, oltre 1.400 di AVS, 183 del Movimento 5 stelle, 12 di Italia viva e una trentina da Azione. Non ci sono proposte di maggioranza ma una depositata dal Governo. Si tratta di una modifica dell’articolo 4 del ddl, che in pratica riscrive il testo approvato durante l’esame in commissione. Dal Governo, in ogni caso, hanno fatto sapere che i contenuti dell’emendamento non cambiano la sostanza della riforma: si tratta di mere limature di “drafting” sulla procedura da seguire per l’esercizio del potere di scioglimento delle Camere.
La maggioranza non sembra in questa fase evidenziare crepe sul cammino della riforma, che va di pari passo, com’è noto, con il ddl ordinario sull’autonomia differenziata attualmente all’esame della Camera per la seconda lettura dopo l’approvazione da parte del Senato. “Le opposizioni fanno il loro mestiere, fanno valanghe di emendamenti su tutto. Ci sta che la sinistra provi a bloccare qualsiasi riforma che porta avanti il governo. Noi andiamo dritti”, ha dichiarato il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini. E la ministra per le Riforme, Elisabetta Casellati, ha rivendicato il fatto che “il Governo ha mantenuto la parola data agli italiani. Approveremo la riforma in Parlamento per recuperare il ritardo degli ultimi 40 anni”, ha aggiunto.
Il Pd, dal canto suo, ha convocato un’assemblea straordinaria dei suoi senatori con la segretaria del partito, Elly Schlein, annunciando una manifestazione il 2 giugno a Roma “per la Costituzione e per l’Europa federale” e rilanciando l’allarme sui contenuti della riforma: “La democrazia – ha detto la leader democratica – non si risolve nell’acclamazione di un capo ogni 5 anni. Dietro quel ‘decidete voi’ c’è un colossale ‘decido io'”.

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