ROMA – Il ministro dell’Interno dell’Iran, Eskandar Momeni, è a Islamabad per una missione volta a rilanciare i rapporti commerciali con il Pakistan. Tuttavia, fonti di stampa internazionali riferiscono di un possibile incontro con il Primo Ministro Shehbaz Sharif e il Capo di Stato maggiore dell’esercito, il maresciallo Syed Asim Munir. L’ipotesi è che i due Paesi intendano confrontarsi sui negoziati in corso con gli Stati Uniti, dal momento che il Pakistan si è imposto come il principale mediatore in questa guerra.
Iranian Interior Minister Eskandar Momeni arrived in Islamabad with a high-level delegation for an official visit to Pakistan and was warmly welcomed at the Nur Khan Airbase by his Pakistani counterpart, Mohsin Naqvi. pic.twitter.com/Z7wsNLVRdP
— Rimland Intelligence (@Rimland_Intel) July 21, 2026
ایران کے وزیر داخلہ اسکندر مومنی کا دورۂ پاکستان
ایران کے وزیر داخلہ اسکندر مومنی کی وزیر مملکت برائے داخلہ طلال چوہدری کے ہمراہ پاکستان مونومنٹ آمد،فیڈرل کانسٹیبلری کے چاق و چوبند دستے نے ایران کے وزیر داخلہ اسکندر مومنی کو سلامی پیش کی، pic.twitter.com/WBNMFsSiGg
— Ministry of Interior GoP (@MOIofficialGoP) July 21, 2026
TRUMP E RUBIO INCONTRANO IL PRESIDENTE DEL LIBANO AOUN
Inoltre, il viaggio avviene mentre a Washington il presidente Donald Trump e il segretario di Stato, Marco Rubio, incontreranno nella giornata di oggi il presidente del Libano Joseph Aoun. L’obiettivo, è trovare un accordo di cessate il fuoco duraturo in Libano, a partire dalla definizione di “zone pilota”: l’idea è che mentre l’esercito israeliano gradualmente si ritira dal sud del Paese, subentri l’esercito libanese, disarmando e ponendo fine alla presenza militare del partito filo-iraniano Hezbollah.
Stamani, l’esercito libanese ha fatto sapere di essersi schirato nella città di Zawtar al-Gharbiyeh, dopo il ritiro delel truppe israeliane. Dal canto suo, Teheran ha sempre condizionato la pace con gli Stati Uniti al cessate il fuoco in Libano e al completo ritiro delle forze israeliane dal sud, mantenendo saldo il sostegno a Hezbollah. Gli ultimi sviluppi in Iran però stanno facilitando il ritorno al tavolo delle trattative esponenti di Stati Uniti e Teheran, e su questo punta la mediazione pachistana.
DECIMA NOTTE CONSECUTIVA DI BOMBARDAMENTI IN IRAN
La notte scorsa, per la decima consecutiva, si è svolto intanto il solito copione: gli Stati Uniti hanno bombardato diverse località dell’Iran, che ha risposto con raid di rappresaglia su obiettivi militari statunitensi nei Paesi del Golfo: Kuweit, Bahrein e Giordania in particolare.
Quanto a Hormuz, fonti militari riferiscono all’agenzia iraniana Fars che lo Stretto “resta chiuso e sotto il pieno controllo delle forze armate iraniane. Qualsiasi decisione di riaprire o mantenere le restrizioni su questo passaggio- hanno aggiunto i Pasdaran- sarà presa esclusivamente sulla base di considerazioni di sicurezza e interessi nazionali, e questa situazione non cambierà finché persisteranno le minacce e le azioni ostili degli Stati Uniti”.
Dal canto suo, Washington sta aumentando il numero di aerei da combattimento in Medio oriente, con “decine di aerei cisterna statunitensi arrivati in Israele negli ultimi giorni e che continueranno ad arrivare”, come scrive l’emittente Cnn citando una fonte israeliana. La stessa testata avverte che le Forze armate statunitensi hanno rivelato con notevole ritardo che dal 7 luglio – giorno in cui il presidente Trump ha definito “concluso” il cessate il fuoco – quasi 100 militari statunitensi hanno riportato ferite, per lo più lievi.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it


